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I percorsi di una Palermo Indignata

L'Indignazione, da indolente indifferenza a indagine indefessa

di Dario Russo
Narrativa è | Sentimento nobile se non scaturisce da un pregiudizio perbenista. Più aristocratica dello sdegno, più vivida della rassegnazione, più terrena dell'accettazione, è il vaso traboccato dopo l'ultima goccia. L'indignazione prende vita dalla consapevolezza dell'impossibilità, spesso insostenibile e quindi umana, di agire attivamente su un fenomeno, e al contempo, dall'impellente necessità di assumerne un sentenziale distacco. 

Il movimento rivoltoso dei los indignados nasce in Spagna il 15 maggio 2011, con una manifestazione apartitica mirata ad additare la crisi economica globale attraverso l'esplicito slogan: non siamo merce nelle mani di politici e banchieri. La manifestazione seguì interrottamente per altri trenta giorni. L'input indignados dilagò quindi per tutto il pianeta e quattro mesi più tardi il mondo intero si sollevò in protesta. 900 manifestazioni di Indignati in 80 paesi diversi, contro la precarietà, la crisi globale, la disoccupazione giovanile. Roma, Johannesburg, Londra, Tel Aviv e la celebre contestazione pacifica di Occupy Wall Street, a New York. L'indignazione diventa il sentimento più diffuso e rivoluzionario del mondo occidentale capitalistico. 

Nello stesso periodo gli “Indignati” sbarcano a Palermo, nelle vesti di Alessandro Bruno, Catia Ciaramitaro, Giuseppe Mazzola, Anna Lentini e Marco Salemi, con l'obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e richiamare l’attenzione dell'amministrazione comunale sui problemi della città. Considerevoli le attività già all'attivo: “multe morali” e “la cultura non è un parcheggio”, atte a sanzionare con finte contravvenzioni e adesivi minatori elettrostatici unn t'affrunti le auto parcheggiate in seconda/terza fila da via Vittorio Emanuele al teatro Massimo, la colletta provocatoria “un centesimo per il comune” al fine di supportare le casse dissestate dell'amministrazione Cammarata, “ 'a munnizza ieccala a to casa”, una pulizia volontaria dei rifiuti sulla spiaggia di Mondello, probabilmente la più celebre delle loro invenzioni. Prima ancora delle subdole tematiche postmoderne dei villaggi globali, questa città deve scontrarsi con il radicato basamento di putrefazione etica e sociale posta a monte ma, ci dice Alessandro, non sono ammessi alibi gattopardiani, è necessario intervenire sempre di più al fine di smuovere anche una sola coscienza su mille da un pessimismo e un lassismo, in questo contesto, del tutto futili e fuori luogo. 


Ultima iniziativa in ordine cronologico è la “Passeggiata fra i monumenti abbandonati di Palermo”, un invito a nozze per appassionati di fotografia, esperti di architettura, studenti fuori sede, mattinieri irriducibili in cerca di compagnia. Domenica 16 dicembre, raduno in Cattedrale, partenza ore dieci. Considerato l'orario, il meteo incerto e le statistiche sfavorevoli alle fervide riuscite di questo tipo di (lodevoli) iniziative, il gruppo è invece più robusto del previsto. E variegato. Con un range anagrafico dai venti ai cinquanta. Prima meta Palazzo Papè Valdina, in via del Protonotaro, una dei palazzi nobiliari più antichi e prestigiosi del Cassaro, centrato e distrutto da una bomba nel '43. Sul rudere del facciata esterna, pochi metri sopra il cancello di metallo graffitato, è affissa una preoccupante insegna color rosso-avvertimento-serio del comune di Palermo che proibisce “assolutamente” l'accesso a mezzi e persone causa pericolo crolli. Mentre il gruppo si aggira confuso, accontentandosi di fotografie estrinseche da angolazioni contorte, avviene l'irreparabile: il portone si apre (deve essersi appena chiusa una porta). I visitatori in prima linea si guardano l'un l'altro perplessi e indecisi. Neanche minuto e siamo tutti dentro, a sguazzare nella gioia del proibito. L'inaspettato avvenimento trasferirà un clima goliardico a tutto il resto della traversata. Una traversata circonvolutiva tra via del Celso, via Argenteria, piazza Garraffello, il quartiere ebraico e i vicoli più emaciati del centro storico, in cui anziane signore senza denti e senza tempo fanno vacuo capolino dall'uscio delle loro stamberghe. Abituri decadenti alternati a palazzine restaurate con lustro. Asfalto melmoso ricettacolo di cianfrusaglie. Panni consumati ad asciugare al vento. Finestre devastate. Scheletri architettonici. Una città che sembra aver oltrepassato in volata l'odierno postmodernismo globale, di cui sopra, per mettersi al passo dei disastri apocalittici che ne seguiranno. Il risultato emozionale della “prima passeggiata fra i monumenti abbandonati di Palermo” è fin troppo ovvio, l'indignazione: per il potenziale sprecato. Un'indignazione che si libera di se stessa tramite auto-esasperazione. L'indignazione che, da indifferenza indolente, diventa indagine indefessa, indice di individui industriosi, indipendenti ed indomabili. E per nulla intenzionati a mollare la presa.

(Foto di: Maricò e Palermo Indignata)
 
Commenti (3)
scritto da Dario Russo il 19-12-2012 13:02:20
 
Colgo l'occasione per augurare a tutti buone feste e per ringraziarvi di aver seguito così numerosi la mia rubrica (davvero oltre le mie più rosee aspettative!) rendendomi molto orgoglioso del mio lavoro. Maya permettendo, ci si rivede i primi giorni del 2013 con "Costume e Società - THE FULL STORY". Ancora grazie e a prestissimo. :)
scritto da Cristina il 19-12-2012 16:53:14
 
Lodevole iniziativa che mi ha piacevolmente sorpreso,nella sua semplicità è riuscita ha far risaltare come ciò che dovremmo e potremmo fare per migliorare noi,le nostre vite e ciò che ci e le circonda e quanto tutto ciò sia possibile per mezzo di piccole iniziative,ma con un grandissimo valore civico ed educativo
scritto da cristina il 19-12-2012 17:48:34
 
Nel ribadire il mio plauso all 'iniziativa,mi scuso per gli errori grammaticali,ma il mio telefonino agisce in totale autonomia,negandomi,spesso, la possibilità di correggere ciò che scrivo
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