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RADIOHEAD LIVE, UNO SPETTACOLO! (però...)

"Fan deliranti all'arena Parco Nord di Bologna, noi in piedi nei pressi del palco..."

di Dario Russo
Narrativa è | Con il calare della sera, mentre l'arena Parco Nord di Bologna si trasforma in un coacervo di fan deliranti che si elevano a potenza minuto dopo minuto fino a toccare l'astronomica quota di quindicimila e passa (sembra di essere a un concerto di Madonna!) noi, in piedi nei pressi del palco dalle quattro e mezza, passiamo il tempo a commentare i dischi (soprassedendo su Ep, lavori solisti, b-side e consimili...) che hanno fatto di questa incredibile band il gruppo di più influente e rivoluzionario degli ultimi vent'anni.

Gli album - PABLO HONEY (1993): L'esordio, un funambolico rock-grunge dopaminergico e allegro, nella misura in cui il termine “allegro” potrà mai essere accostato a questa band. Il genio di Thom Yorke e compagni è già percepibile, seppur in modo ancora latente, e trova la sua massima espressione nella monumentale Creep che restituirà al gruppo una fama immediata. [voto: 7.8] 
THE BENDS (1995): Accusati di essere l'ennesima one-hit wonder, i Radiohead rispondono con un caleidoscopico rock-pop di dodici potenziali singoli tutti diversi ma collegati con maestria, in cui ogni ascoltatore si può identificare nel suo proprio pezzo preferito. Sublime, potente e ricolmo di moderno sturm und drung, il disco porta il quintetto di Oxford nell'olimpo del rock. [voto: 8.5] 
OK OMPUTER (1997): La rivoluzione mondiale. Il cerchio perfetto. Un'opera pinkfloydiana, neo- yunghiana e apotropaica sulla disperata alienazione dell'uomo moderno al cospetto delle dittature orwelliane dei mercati finanziari. Se non avete mai ascoltato questo disco, non scaricatelo da internet, correte a comprarlo. Subito. [voto: 9.7] 
KID A (2000): Non appena, durante il primo ascolto, senti un organo traslucido metallizzato, increspato da una voce elettronica balbuziata dalla quale si eleva l'annuncio messianico: “ogni cosa è al proprio posto”, ti viene solo di rispondergli “al proprio posto il cazzo!”. Così ti domandi dove siano finite tutte le chitarrine, gli xilofoni, i campanellini e butti via tutto in un cassetto. Una settimana dopo pensi che forse sei stato un po' troppo avventato. Un mese dopo non riesci più smettere di ascoltarlo. [voto: 9.3] 
AMNESIAC (2001): Il fratello gemello di KID A in principio sarebbe dovuto essere siamese ed uscire in un doppio da metafisica. Ma anche distanziati di un anno, il tema non cambia. Passeggiate oniriche per pianeti iper-spaziali di suoni extraterresti devastati dall'apocalisse, che mettono in discussione tutto quello che pensavi di sapere sulle cose, sul mondo, e su te stesso. I Radiohead non sono umani. E forse nessuno di noi lo è. Ancora un più spinto. Più elitario. Più criptico. Per pochissimi. [voto: 9.4] 
HEIL TO THE THIEF (2003): La chiave di lettura di questo disco è tutta da ricondurre ad un preciso avvenimento: Thom York è diventato padre. E deve prendersi cura di suo figlio. I Radiohead ritornano sul pianeta Terra e sfornano il più normale dei loro album. Non brutto, attenzione. Neanche bello. Molto comprensibile. Commerciale a tal punto da trasformarli nel più grosso fenomeno musicale del mondo. L'album preferito di chi, dei Radiohead, non ne capisce poi un granché. [voto: 7.3] 
IN RAINBOWS (2007): Sulla Terra, va bene, ma almeno in cima a un arcobaleno! Ormai i Radiohead hanno vinto, e giusto per togliersi lo sfizio di stupire ancora, il disco esce da un giorno all'altro, senza alcuna anticipazione pubblicitaria, e, udite udite, scaricabile on-line con offerta libera direttamente sul sito della band. E comunque, l'album, è bello. [voto: 8.2] 
KINGS OF LIMBS (2011): Un disco, un perché. Breve, embrionico, dicotomizzato. Ma arrivati a questo punto ai Radiohead basterebbe anche uno sbadiglio per far urlare il mondo al miracolo. [voto: 6.6] 

Attesa interminabile, poi l'ingresso e il boato - Tutti ammassati come sardine in una scatola schiacciata, e già stremati da un'interminabile attesa, l'arrivo dei Radiohead sul palco viene accolto come l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Da copione attacca subito LOTUS FLOWER, loro ultimo singolo, e sebbene già dalle prime note sia vero show, qualcuno insinua che, c'è uno spazio vuoto nel mio cuore, i Radiohead di dieci anni fa non si sarebbero mai sognati di dirlo. Conclusa un'interminabile ondata di applausi la band passa in rassegna le tracce di apertura degli ultimi due album, le tribaleggianti BLOOM e 15 STEP, ma il primo vero pulpito di magia arriva alla quarta canzone, LUCKY, eseguita con tale poeticità da convincere davvero tutti che lui è lanciato, questa volta è lanciato. Ma forse no. L'inaspettata KID A successiva è una scelta troppo spiazzante per andare a segno, specie se poi viene seguita da MORNING MR. MAGPIE, probabilmente una delle canzoni più brutte del repertorio ultra ventennale radioheadiano. Per fortuna arriva la fiaba THERE THERE a riportare su morale ed entusiasmo, ma come profetizzato dal testo, l'incidente è in attesa di verificarsi. Già che siamo in tema Heil To The Thief, si prosegue con la labirintica THE GLOAMING, che quanto meno, con un giro di basso da urlo, ha il merito di aizzare l'ormai celeberrima danza epilettica di Yorke. SEPARATOR, la luminosa uscita di Kings Of Limbs, spezza la scaletta e apre i cancelli ai fedeli nostalgici con una gradita tripletta: PYRAMID SONG, da brividi nonostante un esecuzione non millimetrica, YOU AND WHOSE ARMY, durante la quale Yorke si dimentica il testo e comincia a colpirsi con violenza la testa (a fine canzone di scuserà con il pubblico che omaggerà un divertito applauso), e I MIGHT BE WRONG, epocale colonna sonora del film Vanilla Sky, che forse resterà il pezzo più riuscito del concerto. Urla e furore, come direbbe Shakespeare. Non contenti dei ricordi poi, le Testediradio pescheranno ancora più indietro, ai tempi di The Bends, dove ahimè sceglieranno il pezzo meno brillante ma più in linea con i sound moderni, PLANET TELEX, così da aprirsi la via per l'accoppiata cacofonica FERAL / LITTLE BY LITTLE. Ok, si sente il bisogno di una pausa, che per fortuna però viene anticipata da una salvifica IDIOTEQUE, non perfetta, ma sempre travolgente. 


I cinque escono dal palco, il pubblico è ancora stravolto dall'iper-ballo da era glaciale ma il sentore è che questo non verrà ricordato come il loro miglior concerto della storia (non scordiamoci però che il loro tour, già rimandato a causa della tragedia canadese, ha appena finito di circumnavigare mezzo mondo e un po' di stanchezza è più che comprensibile). Neanche il tempo di una sigaretta, che da bravi amici del liceo, Yorke e Greenwood tornano da soli sul palco e intrattengono il pubblico con il duetto folkeggiante GIVE UP THE GHOST. Le cose sembrano rimettersi in carreggiata, ma come dicevamo, l'incidente è in attesa di verificarsi. La scaletta a questo punto prevedeva AIRBAG, loro dirottano su uno dei capisaldi di OK Computer: EXIT MUSIC FOR A FILM. Il solo chitarra e voce di Yorke della prima metà della canzone è da infarto, sia precisione che per intensità. Forse è il pezzo che ripaga l'intero prezzo del biglietto. Ma dopo aver cantato, anzi invocato in preghiera, respira, continua a respirare, non perdere i nervi, respira continua a respirare, non posso farcela da solo, si interrompe bruscamente, si volta verso Greenwood, e sbotta: “Jonny il tuo fottuto synth è scordato” (o qualcosa di molto simile). Cala il gelo. Jonny non è d'accordo ma continua a suonare. Effettivamente nessuno si era accorto di niente. Nessun altro al di fuori di Yorke. Forse c'è del personale. La canzone riprende come nulla fosse ma oramai l'incantesimo è spezzato. Alla fine del pezzo Jonny lascerà il palco tra gli applausi consolatori del pubblico, ma lui sa di non aver nulla da farsi perdonare. Tutto il resto del concerto risentirà dell'accaduto. Jonni salta la successiva THE DAILY MAIL che viene suonata sciattamente, ritorna per MYXOMATOSIS scritta da lui stesso, ma non trova il giusto impatto e nota più dolente, perfino PARANOID ANDROID, forse il loro capolavoro più noto, viene interpretata (almeno per le orecchie avvezze e rispetto ai loro standard) in modo asettico e scolastico. E' tempo di una seconda pausa, prima di concludere con HOUSE OF CARD ben eseguita, RECKONER, nuovamente senza Jonny (e si sente!), e rituale conclusione con EVERYTHING IN ITS RIGHT PLACE.

 

Chi è tutta questa gente a casa nostra Thom? - Ma al di là di un concerto non all'altezza dei loro livelli, che ci può anche stare, sono tanti gli aspetti che lasciano perplessi i fan ultra-decennali della band. In primis la scelta della location: vero che il concerto si sarebbe dovuto tenere a Piazza Maggiore, e che quello di Udine si teneva in una castello regale, ma dove è finita l'Arena di Verona, la Piazza Santa Croce, la Villa Reale di Monza? E come mettere a paragone il tour del 2004 nell'atrio del Palazzo degli Estensi di Ferrara davanti a non più di tremila intimi fedeli? Per quei tremila presenti perle sconosciute al grande pubblico come PUNCHDRUNK LOVESICK SINGALONG, LOZANGE OF LOVE, YOU NEVER WASH UP AFTER YOURSELF, non erano rock, erano un credo! E quanti dei quindicimila presenti oggi a Bologna ne hanno mai sentito parlare? I Radiohead erano un gruppo di depressi per gente paranoica. Essere appassionato di Radiohead era quasi una vergogna. Un'ammissione di debolezza. Ci si fiutava l'un con l'altro, a distanza, come tossicodipendenti, e ci si domandava “anche tu?”, con pudicizia, e solidarietà, “sì, anche io”, e calava il silenzio. “Sono sicuro ne uscirai”. E adesso chi è tutta questa gente a casa nostra Thom? Chi ne è stato di noi? Did you lie to us, Thom? We thought you were different. Now you know we're not so sure. Ti abbiamo seguito e adesso ci sentiamo traditi. E usurpati! E d'accordo, sebbene non vi siate mai davvero piegati alle logiche delle masse, avete permesso alle masse di piegarsi alle vostre illogicità. Apri gli occhi Thom, siete diventati più importanti del vostro messaggio. Ormai che sei finalmente libero da tutto il peso che stavi portando, forse è anche arrivato il tempo di separarci. Siete come la fidanzata delle medie che a liceo ti lascia per il ragazzo più grande con la macchina. Siete come la nuova chiesa Cattolica, nata per gli afflitti e diventata covo di ipocriti perbenisti. ELI, ELI, LAMMÀ SABACTANI? We hope, that you choke.
 
Commenti (26)
scritto da Giovanni il 29-09-2012 09:49:37
 
Leggere l'articolo significa per me immaginare il concerto al quale ho dovuto rinunciare all'ultimo momento per impegni (cedendo il mio biglietto fiorentino). Il bello ed il meno bello raccontati sono più o meno quel che mi aspettavo, e concordo soprattutto sula considerazione per la quale i Radiohead sono diventati più importanti del loro messaggio ed è forse venuta meno la perfetta simbiosi con il pubblico che li ha sempre seguiti (da "I don't belong here" all'esser "figo" ascoltare i Radiohead"). Tra gli album il mio preferito, quello che mi emoziona sempre, è "The Bends", ma concordo nel considerare "Ok Computer" uno dei più grandi capolavori della storia del rock. Infine, "Hail to the thief" mi piace, soprattutto mi piacciono i testi nei quali scavare e carichi di critica sociale.
scritto da allupo il 29-09-2012 11:44:57
 
che bell articolo, col racconto coi titoli e parole dei nostri, bene. molto lucido, e poi molte cose erano da me precondivise quindi i like. il giudizio degli album lascialo ai musicologi :-)
scritto da daniele il 29-09-2012 12:21:23
 
i giudizi degli album sono tutti sbagliati. tutti. da vergogna quello su Hail to the thief.
scritto da Chico il 29-09-2012 13:24:22
 
Dario carissimo, come sempre un piacere ed un onore leggerti!!! Tu sai quanto importante sia stato tu nel mio avvicinarmi all'arte e alla musica che i Radiohead. E non posso che trovarmi d'accordo con te nel dire che negli anni che sono passati hanno un pò perso la loro identità di Astronauti ed esploratori dell'evoluzione elettronico/musicale. Dopo aver portando l'elettronica non solo nelle affollate discoteche, che tu tanto ami ahahah vedi: http://www.buongiornosicilia.it/rubriche/narrativa__egrave/soggettiva_di_una_domenica_italiana-352", ma nella musica da radio e che noi tanto amiamo. Non sono più stati capaci di essere così rivoluzionari . . .ma non riesco a dire che non mi piacciono più restano comunque un pezzo IMPORTANTISSIMO della storia de rock degli ultimi vent'anni!!!! Un caro abbraccio BARIOhead . . :)
scritto da Dario Russo il 29-09-2012 13:43:51
 
Speravo in un commento come quello di Daniele (a parte l'eccessivo empito emozionale che però è coreografico), anzi sarei curiosissimo di sentire la sua e tante altre graduatorie! Fermo restando che de gustibus... :)
scritto da Licia il 29-09-2012 14:49:21
 
Con PABLO HONEY e THE BENDS sei stato troppo generoso, secondo me ti sei lasciato trasportare troppo dal cuore e dai ricordi perché un 7.8 e soprattutto un 8.5 non si possono vedere. OK COMPUTER per me è da 10+ Con KID-A ci hai preso al 100% sia nel voto che nel commento. AMNESIAC 50%, giusto il commento ma abbasso il voto perché KID-A non lo supera. HEIL TO THE THIEF è uno dei pochi album (non dei Radiohead, dico in genere) che non riesco mai ad ascoltare dalla prima all'ultima canzone, un motivo ci sarà. IN RAIMBOW entra nel podio con OK COMPUTER e KID-A, faccio molto caso all'apertura e alla chiusura di un album, basta che la prima canzone riesca a trascinarmi dentro la musica e l'ultima mi lasci con un senso di nostalgia (perché l'album è finito) che quasi non conta quello che sta in mezzo..che, per la cronaca, in mezzo ci stanno pezzi stupendi. KINGS OF LIMBS bell'album ma mi aspettavo molto di più.
scritto da allupo il 29-09-2012 16:20:31
 
hail to the thief è una presa per il q in maniera diversa ma similare a king of limbs, gli altri album parlano da sè e bla bla bla. 1 kid a 2 ok computer 3 in rainbows 4 amnesiac 5 the bends 6 king of limbs 7 pablo 8 hail
scritto da raffa pivirama il 29-09-2012 16:28:17
 
ciao Dario, garzie x il tuo bell'articolo. Non aggiungero' una rece da musicista ma mi limitero' a copiare il post da fan che ho messo sulla mia pagina all'indomani del concerto di roma visto da 25mila persone.... Caro Thom Yorke, ieri ti ho trovato l'uomo piu' bello del mondo, il concerto è stato strepitoso, con un impatto sonoro e visivo che non avrei immaginato, un palco incredibile, con quei 18 schermi di cui 12 in movimento continuo, a regalarci psych immagini di pezzettini di ognuno di voi come in un puzzle di cinema scomposto, momenti di pathos assoluto e suono travolgente, con la vostra psichedelia trip hop alternata a ritmi sempre piu' spesso jungle.. E' stato bellissimo, davvero, ma la prossima volta fammi ascoltare qualche altra "old song", regalaci... non dico per forza Creep o Karma Police ma..che so.. Street Spirit, o No Surprises... E poi salutaci alla fine del concerto, non lasciarci cosi', basiti, dopo 2 ore e spiccioli, affidando il commiato ad un pezzo peraltro perfetto per la chiusura e intuitivamente da gran finale... Ciao Ciao. Ps dimenticavo, grazie mille x Paranoid Android, l'apice della serata, per me. (E scusa se non ho comprato la t shirt ufficiale ma quella "fake" che costava meno della meta'... ) Love, anyway
scritto da allupo il 29-09-2012 16:29:38
 
yorke 5,5 , nonostante l ottima prestazione vocale non raggiunge la sufficienza. si presenta moderatamente fatto e forzatamente in estasi corporea. va di matto su exit music prendendiosela col synth di jonny incolpevole. impeccabile al piano e guit, avulso dai compagni Mercoledì alle 2.46 · Mi piace johnny 4, 5. il solito timido antipatico primadonna, si incazza come un bambino per la cazziata di thom, sapeva di non aver torto e reagisce infantilmente sparendo a cinbque canzoni dalla fine alla fine rimedia mezzo punto per il saluto in extremis con le pive nel sacco. poco pro Mercoledì alle 2.49 · Mi piace colin greenwood 6, troppo fantasma per timidezza costituzionale, il basso cmq sempre nel vivo e preciso. riesce a sbagliare piu o meno clamorosamente l out di un pezzo. ma non e troppo colpa sua vista la tensione dei compagni. incolpevole per carattere Mercoledì alle 2.54 · Mi piace selway, 6 politico, fa il suo lavoro e nulla di piu o meno, neutro, nei saluti finale s intravede il mattacchione english che e in lui
scritto da allupo il 29-09-2012 16:30:49
 
ed o brien, 6,5 decisamente il migliore , saldo, concentrato, suona tutto, chitarra , loop station, percussioni, cori, e non sbaglia un colpo. sopperisce anche alle defezioni carismatiche dei due suoi piu illustri colleghi intrattenendo con naturalezza il pubblico. positivo, salvafigure.
scritto da allupo il 29-09-2012 16:36:09
 
@ daniele, aspetto con pacifica curiosità i tuoi commenti/voti "giusti" ;-)
scritto da TRE TERZI il 29-09-2012 16:44:37
 
Caro Cugino ho letto tutto... un gran bell'articolo...ci tengo a farti sapere che per me esistono solo PABLO HONEY (VOTO 9) THE BENDS (VOTO 10) E OK COMPUTER (VOTO 10+) ...tutto il resto è noia (cit.)
scritto da Marco il 29-09-2012 18:07:53
 
Capisco che la voglia di parlare a tutti i costi del fenomeno del momento sia una pratica a cui l'italiano tiene, ma mi permetto di dire all'autore dell'articolo che non ha proprio capito il senso della musica dei Radiohead, o quantomeno non ne ha capito l'evoluzione. I voti ad "Hail to the thief" e "King of Limbs" ne sono la prova lampante! Se pensate che le evoluzioni siano sempre negative ascoltate Ligabue o gente come lui che fa sempre lo stesso brodino riscaldato ed evitate di parlare di Musica, grazie!
scritto da Loredana il 29-09-2012 19:52:15
 
Scusate io non sono una grande fan dei radiohead ma una pratica a cui l'italiano tiene invece è aggredire con arroganza chi la pensa diversamente da se, secondo me invece l'articolo è scritto con competenza e anche se anche io in alcuni voti sono abbastanza in disaccordo, ma penso che buongiornosicilia abbia fatto bene a parlare di questo evento, e l'abbia trattato bene. E cmq a me Ligabue piace.
scritto da Ago&Manu il 30-09-2012 06:11:44
 
Non ci stupisce più il tuo stile di scrittura, in questo particolare articolo dove la tua passione si fonde con dovere di cronaca sei riuscito per un attimo a farci immaginare Tommy e gli altri ed il fottuto sint scordato. E cmq il voto di the bends é basso! :-) a presto
scritto da alfredo il 30-09-2012 07:29:23
 
Come fa male non spaziare nel panorama musicale, soprattutto non commerciale. Guardate da dove arriva la vocazione (chiamamiamola così per evitare sterili provocazioni) elettronica dei radiohead: http://www.youtube.com/watch?v=gp704fdZcB4
scritto da Dario Russo il 30-09-2012 08:56:09
 
Caratteristica inequivocabile dell'italiano nazional-popolare è il basamento di frustrazione che lo obbliga all'auto-convincimento di essere l'unico conoscitore della verità più intima dei fenomeni e, di conseguenza, a elaborare un'identità che punta tutto sulla delegittimazione del prossimo anziché su una reale, e quindi umile-faticosa-modesta, costruzione del sé. Rivelatrice in tal senso la scelta semantica di Gabriele con "sbagliati", nel duplice tentativo di annullare dittatorialmente l'opinione altrui ponendo se stesso nell'olimpo del conoscitore dell'"oggettivo" incontrovertibile, tra l'altro in un ambito come quello artistico che, per definizione, apre numerose porte e cancelli alle verità "soggettive". Per quanto riguarda l'osservazione di Marco (che così a naso, potrebbe anche essere un amico di Gabriele venuto per tirarlo fuori dall'impaccio!) quanto meno si assiste ad un flebile tentativo di argomentazione ( a dirla tutta poco attenta, dovresti esserti accorto che io ho apprezzato, anzi osannato, passo passo tutte le evoluzioni e rivoluzioni redioheadiane da Pablo Honey fino ad Amnesiac, ma a mio "discutibilissimo" parere quella di Heil To The Thief è stata piuttosto una "involuzione"!). Suggestivo però come Gabriele sia passato nel corso del suo seppure breve commento da un'analisi sociale nazionale (alias: io sono intelligente e osservo il mondo con distacco!) ad un attacco frontale all'autore dell'articolo (alias: io so la verità e tu no!), all'exlpoit finale in cui addirittura si schiera contro tutto e tutti arroccandosi in sé stesso come un genio incompreso e invitando un non meglio specificato VOI (paranoico) ad ascoltare Ligabue (alias: io sono bravo, IO!! Non voi, mondo crudele che non mi capisce). Sarei stato davvero felice di ricevere da parte di Gabriele e Marco delle critiche analitiche e costruttive, che sapessero alimentare il dialogo, ma avete perso l'occasione, e se non altro posso ringraziarvi di avermi stimolato una nuova riflessione; magari diventerete i protagonisti del mio prossimo articolo! Sto scherzando, sto scherzando...ne approfitto anche per ringraziare tutti gli altri (e per scusarmi dei refusi!) per aver condiviso le vostre opinioni, anche e soprattutto quelle divergenti, con acume ed umiltà. Alla prossima!
scritto da alfredo il 30-09-2012 09:18:58
 
Dario ottima risposta, direi che hai trovato una buona combinazione dialettica per esprimere un concetto che alla fine è abbastanza semplice, diciamo che hai tagliato la testa al toro e a fan .... tutto il resto. Mi trovi d'accordo sul fatto che la verita assolutà e soggettiva è solo un modo per sfogare eventuali frustazioni ( e chi non ne ha ;)) ma anche l'umiltà che paventi (e vendi per te stesso) esprime lo stesso valore assoluto di chi ti ha criticato. Direi che ha questo punto la discussione è andata oltre e non rispetta più l'argomento di questi post, quindi chiudo citando la mia (egoista) verità assoluta: ognuno ascolta la musica che merita!!!!
scritto da allupo il 30-09-2012 12:07:46
 
insomma bleah, VOGLIO LA VERITA ASSOLUTA, qual è il miglior disco dei radio? chi è il miglior critico? e anche , chi è la miglior persona in generale tra tutti voi? io io sono io il meglio di tutti, sono iiiiiiooo :-)
scritto da River655 il 01-10-2012 10:45:16
 
L'articolo è ben scritto, ma ha un vizio di fondo. E' l'articolo di un fan dei Radiohead, e questo annulla quasiasi oggettività sui giudizi sulla valutazione degli album dei Radiohead. Poi, sulla resa di alcune canzoni in concerto, è chiaro che quando si raggiunge la meticolosità e la perfezione tecnica che i nostri hanno raggiunto in studio, poi alla prova dal vivo - con tutte le incognite e i problemi dellultimo momento - si resti un pò delusi. Personalmente sono rimasto deluso dalle votazioni date ad Amnesiac ed in Rainbows, sopravvalutati. Precisazione: l'inizo di Everything in its place è suonato da un piano elettrico fender, trattato elettronicamente, e non da un organo... Coraggio, comunque, se riesci a levarti la T-shirt di Paranoid Android hai margini di miglioramento. Scusate , ora vado ad ascoltarmi il primo dei Sigur Ros...
scritto da River655 il 01-10-2012 12:25:55
 
Il post è scritto bene, ma ha alcuni limiti. Il fatto che chi scrive sia un fan dei Radiohead annulla la validità e i giudizi sugli album degli stessi. Personalmente non sono d'accordo sulle valutazioni date ad Amnesiac o in Rainmbow, troppo sopravvalutati. The Bends uscì l'anno dopo di Grace di Jeff Buckley( album quello sì storico) e secondo me si sente. La svolta si è avuta con Ok Computer. Poi sul fatto che il concerto abbia avuto qualche caduta è anche dovuto al fatto che ormai i nostri in studio hanno raggiunto una certa perfezione tecnica difficilmente replicabile dal vivo. Forse dovrebbero fare come i Beatles prima e gli XTC dopo, che frustrati dalla loro stessa musica, decisero di non fare più concerti dal vivo. Ne uscirono fuori Revolver e Skylarking, due tra i migliori album della musica pop ( non rock...badate bene). Precisazione: l'inizo di Everything in its place è suonato da un piano elettrico fender trattato elettronicamente e con reverbero, non con un organo traslucido, definizione che forse potrebbe associarsi all'apparato riproduttivo del buon Yorke ( e non York..attenzione ai refusi, non ci troviamo durante la guerra delle due rose...). Concludendo: Dario levati la T-shirt di Ok Computer e ritenta, magari ne uscirà qualcosa di meno fazioso e più oggettivo. Intanto io mi vado a riascoltare Ágætis byrjun dei Sigur Ros...
scritto da lele il 01-10-2012 13:30:14
 
hail to the T e' un capolavoro. cambia mestiere sig. critico.
scritto da River655 il 01-10-2012 14:12:30
 
ritardi nell'approvazione dei post e problemi di linea mi hanno fatto postare due volte lo stesso ( o quasi) commento... scusate...
scritto da Dario Russo il 01-10-2012 22:27:37
 
Caro River credo che tu non abbia motivo di scusarti, ho letto e riletto con sincero interesse il tuo punto di vista e sono io a doverti ringraziare per aver dato prova tangibile di cosa significhi argomentare il proprio pensiero con generosità e competenza (soprattutto al cospetto del dittico Grazia e Graziella adesso geometricamente completato dall'irreprensibile innesto di Lele - indovinate nel ruolo di chi? - ). Questo articolo fa parte in realtà di una rubrica da me curata che si intitola "Narrativa è" che di tutto si occupa tranne che di musica e che a questo punto, alla luce della tue ben apprezzate vocazioni artistiche, ti invito ad approfondire e semmai perfino a commentare con la stessa dedizione mostrata in questo. No sono un critico musicale, non mi interessa esserlo e non ho alcuna pretesa di sembrarlo, e come hai finemente intuito, scrivo prettamente da fan e da profano (e con questo spero di aver anche rassicurato l'amico Lele sulle mie traiettorie professionali). La vera intenzione di questo racconto/resoconto/analisi puntava semmai a "denunciare" un certo mal contento provato dai noi fans della vecchia guardia davanti all'imbarbarimento modaiolo dei fans di più nuova generazione ma forse buona parte dei lettori, per lo più gli appassionati dei Heil to The Thief, si sono arenati alla prima parte. Però è stato interessante notare come i giudizi sugli album dei Radiohead possano essere così tanto diversi da persona a persona: per te In Rainbows è sopravvalutato per Allupo è il terzo in classifica, per Licia The Bends ha preso un voto troppo alto ma per TreTerzi e Ago/Manu doveva prendere 10, quasi a nessuno è piaciuto Heil To The Thief mentre al "trittico meraviglia" guai se glie lo tocchi. E forse questa è la dimostrazione concreta di almeno due cose: 1-Pirandello aveva ragione e, specie nell'arte, esistono tante verità quante sono le persone. 2-I fanatici di Hail To The Thief sono fondamentalmente degli idioti. :) Grazie ancora per averci dedicato il tuo tempo e anzi, se a differenza mia, tu sei un "critico" o comunque usi scrivere di musica da qualche parte, mi farebbe davvero piacere se mi indicassi dove poter trovare i tuoi pezzi.
scritto da River655 il 02-10-2012 07:00:38
 
Caro Dario, è giusto che i giudizi siano diversi. Ognuno di noi resta legato ad una canzone piuttosto che ad un'altra, a un disco dei Radiohead piuttosto che ad uno dei Muse per vari motivi. Può essere la luce che filtrava dalle finestre quando lo hai ascoltato la prima volta, una leve indisposizione intestinale o una notizia ricevuta. Non mi piace essere categorico, infatti ho ribadito che il mio è un giudizio personale, sicuramete un "critico" di quelli seri - puoi controllare in tal senso , non dovrebbe essere difficle accedere alle classifiche dei giornali del settore - metterebbe al primo posto Ok Computer e poi The Bends, mentre esiste un culto sotterraneo di Pablo Honey, con gente pronta a morire cantando Creep fino all'ultimo respiro. E meno male, aggiungo. Ma come diceva Frank Zappa in merito alla critica musicale, parlare di musica è come ballare di architettura. Quello che ti contesto è solo l'approccio da fan, che è evidente in ogni riga del post, come se appartenessi ad una setta che esclude chi non è degno - a giudizio dei suoi componenti - di farne parte. Questa è almeno l'impressione ricevuta. In ogni caso a me There Ther di Hail to the Thief non dispiace.
scritto da %u3057%u3083%u3076%u308B il 02-10-2012 13:03:49
 
Il gruppo di più influente e rivoluzionario degli ultimi vent'anni? Ed i Pooh? cioe dai un po' di serieta'! io non voglio fare il polemico ma i fatti sono fatti!
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