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Secondo capitolo del romanzo breve "Modusvivendi & Co."

di Dario Russo
Narrativa è | Era cominciata con un raccontino improbabile e sarebbe andata avanti allo stesso modo.

Qualche sera più tardi mi trovo in un ristorante turistico di piazza Ignazio Florio insieme alla cerchia più goliardica del nostro gruppo. Al tavolo c'è anche Patrizia, una delle responsabili del laboratorio, che davanti a una buona cena non si tira mai indietro, e Fabrizio, il tizio garbato di Modusvivendi e altri due o tre illustri sconosciuti. Stavo vagando nell'universo morbido di uno sformato di patate con fonduta di formaggio quando Fabrizio, senza alcun preavviso, mi riporta sulla Terra mostrandomi una foto della sua collega intrigante dal fascino suburbano.
-La conosci? - mi domanda con tono beffardo. 
-Hai letto il racconto! 
-Che racconto? 
-Quello in cui parlo di lei. 
-Non so a cosa ti riferisci. 
-L'ho mandato qualche settimana fa. 
-Beatrice non ci gira quello che scrivete. 
Ma mi piglia per scemo? Perché non dirmi la verità?! È ovvio che l'abbia letto, se no perché farmi vedere quella foto? Dopo un lungo tira e molla a fine serata Fabrizio mi invita a spedirgli via mail il manoscritto, forse per darmi la prova definitiva della sua sincerità. 
Nel momento stesso in cui la invio so bene che quella mail avrebbe fatto il giro della libreria e così, quando il giovedì ci incontriamo tutti da Modus per la presentazione di un libro sulla mafia, una piccola platea mi si para davanti per degli aggiornamenti sulla vicenda. La commessa fascinosa, che salta fuori chiamarsi Denise (che nome fighissimo!!), è lì anche lei, e come c'era da immaginarsi è venuta in possesso di una copia. Non mi sento così a disagio dai tempi in cui mi facevo la pipì addosso e dopo aver fatto di tutto per evitarla, a metà pomeriggio me la ritrovo irrimediabilmente davanti, con delle guance rosso pomodoro che tradiscono le sue emozioni e un sorrisetto dolce nascosto tra i capelli viola prugna (!!!). Evidentemente il mio scritto ha provocato delle ripercussioni e le fantasie del racconto si stanno inaspettatamente trasformando in realtà. 
-È imbarazzatissima! - dico divertito a Beatrice che accanto a me se la sghignazza sotto i baffi. 
-Sì, infatti, ed è tutta colpa tua. - urla Denise guardandomi di sfuggita - Io non c'entravo niente. 
  Mi fa ridere. 
-Allora l'hai letto! 
-Tre giorni fa. 
-Ti ha dato fastidio? 
-Perché avrebbe dovuto? 
Tanto poi era solo finzione letteraria. 
-Te l'ha mandato Fabrizio, vero? 
-No, ho avuto un cartaceo. 
-E da chi? -Non te lo dico. 
-Da Beatrice? Da Hemingway? - Non Ernest, ma uno del laboratorio che gli somiglia molto -Non te lo dico! 
Quanti misteri con 'sta gente di Modus. Subito dopo si fa largo tra la folla e sembra proprio mi stia venendo incontro, come per abbracciarmi, così apro le braccia ma lei se la ride e sguscia via. -Facciamo passi da gigante. - sentenzia Beatrice sorniona. -Comunque il racconto era molto carino! - mi sussurra invece Fabrizio con quel suo tono garbato. I suoi complimenti mi lusingano in modo spropositato e fingendomi abituato agli apprezzamenti accenno un grazie di sufficienza. Rmedio un bicchiere di vino e torno dai miei amici che riattaccano con l'interrogatorio, all'inizio molto stimolante, alla fine piuttosto fastidioso. D'altro canto il più interessato di tutti sembra un ragazzotto dai capelli impomatati che in quel momento se ne sta spalle al muro a pochi passi da noi. Tutto diviene più chiaro quando Hemingway lo identifica come il ragazzo di Denise. Cazzo!
Arrivato al quarto bicchiere tutta quella pantomima inizia così a starmi un po' stretta e comincio a sentirmi il protagonista simpatetico di un film rosa di bassa caratura. Beatrice viene poi da me per riferirmi l'ultima sparata dell'arguta ragazzetta: “Se deve parlare di me lì fuori, può anche parlare di me qua dentro”. Ci resto secco. A sera inoltrata, con il vino che mi rimbomba nella testa tipo violoncello scordato, la mina vagante del suo fidanzato sempre intorno e quella massa informe di gente in mezzo ai piedi, provo la bizzarra sensazione di avere tantissime cose di cui parlarle e non avere la minima idea di cosa dire. Conosco appena il suo nome e probabilmente tutto quello che vorrei è solo sentire le sue labbra tra le mie. Così, deciso ad andarmene, passo a salutarla e le scrivo il mio indirizzo mail su un fazzolettino recuperato per caso. 
-Mi è sembrato di capire che qui intorno c'è un tuo amico intimo...molto intimo... - le sussurro nella speranza di saperne di più. -Già - si limita a dire. 
-In questo caso io vado. Volessi commentare, obiettare o aggiungere qualcosa...”. Le lascio il fazzolettino sopra il tavolo e sparisco. 
Il giorno seguente ogni cosa mi appare confusa e surreale. Per fortuna nella farmacia dove lavoro non si muove una foglia e dopo un paio di caffè trovo tutto il tempo per rimettermi in sesto. A metà mattina mi viene dato l'incarico di andare in banca a depositare un assegno e la ragioniera, una ragazza sui quaranta che ogni mattina viene a tenerci i conti, pensa bene di approfittare dell'occasione. Deve acquistare un manuale di scacchi per suo figlio così, vedendomi uscire, mi chiede se posso fare un salto in libreria. Penso istintivamente a Modusvivendi ma in seconda battuta scarto l'ipotesi, poi considero quella richiesta come un disegno del fato, ma subito dopo realizzo che non ho nessuna voglia di incontrarla. Alla fine ci vado lo stesso. Lei è lì, tutta trafelata insieme a Loredana, a litigare educatamente per via di un carrello (ecco, educata, così è la gente di Modus, oltre che misteriosa. Fondamentalmente educata). Quando si accorge di me si volta dall'altro lato. 
-Giuro che questa non è una scusa per vederti – non è del tutto vero - ho proprio bisogno di un libro - questo però è vero. 
-Tranquillo, guarda che non devi giustificarti. 
Davanti alla prontezza di quella risposta mi sento un idiota e sospetto che questa giovinetta la sappia molto più lunga di me. Ma come si permette?! Acquistati i libri mi informo sulla presentazione di quel pomeriggio. Guardandomi appena mi conferma che lei sarebbe stata lì. Ed io? Sarei stato lì anch'io? Passo tutto il giorno a domandarmelo. Alla fine diviene un dilemma esistenziale. 
Posso permettere a quest'ultima deliziosa sconosciuta di andarsi a piazzare al centro delle mie giornate con tanta facilità? Sono una persona indipendente io, mica uno che si lascia rincitrullire dal primo sguardo da cerbiatto! 
Alle 18:30, con la testa ancora gonfia dal vino della sera prima, sono disteso sul divano a guardare l'ultima puntata di Fringe, super serie televisiva firmata J.J.Abrams. Poi contatto gli altri per sapere le loro intenzioni. Stellina torna a Sciacca, Rossana resta a casa, i due Giuseppi hanno altro da fare. Accendo lo stereo e sparo a tutto volume Cigarettes And Chocolate Milk, bellissimo pezzo folk di Rufus Wainwright che nelle ultime due settimane si è trasformato in una specie di curiosa ossessione. 
“Sitting here remembering me, always been a shoe made for the city, go ahead, accuse me of just singing about places, with scrappy boys faces, have general run of the town!!”. Poi me ne torno sul divano, prendo Zona Disagio tra le mani e realizzo che da grande voglio diventare Jonathan Franzen. 
Sono le sette e mezza. La presentazione è ormai andata a quel paese e di conseguenza il mio incontro romantico con Denise, lo scontro romantico con il suo ragazzo, e le intrusioni per nulla romantiche dei curiosi. Comincio quindi a domandarmi come sarebbe andata a finire tutta quella vicenda. L'avrei vista ancora? Avrei ricevuto una sua mail? Sarei stato aggredito da uno sciame di ventenni infuriati capeggiati dal suo tipo? Chi può dirlo. Intanto mi sarei fatto da parte, consapevole che ogni storia segue il proprio corso in un evolvere di vite che si intrecciano e si perdono sotto la silenziosa direzione della natura. Fino a ieri, a oggi e in avanti per tutti i giorni a seguire.
 
Commenti (2)
scritto da michelone il 11-10-2012 10:22:12
 
è sempre piacevole leggere i tuoi racconti... ;) brà!
scritto da Giusi il 12-10-2012 20:52:32
 
E ora sono troppo curiosa ... voglio sapere come va a finire! Risposta prevedibile, la tua: compra il libro!!! Lo so, lo so ...
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