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UNA LUNGA TRATTATIVA - la brillante ricostruzione di Giovanni Fasanella

"Nell'isola regnava ormai la pax mafiosa, imposta con il supporto delle bande clandestine neofasciste e la benedizione della chiesa; e alla quale gli americani manifestarono tutta la loro gratitudine"

di Dario Russo
Narrativa è |
Dilagante e funambolico, l'ultimo lavoro del giornalista parlamentare Giovanni Fasanella, edizioni Chiarelettere, accende nuove prospettive su quella lunga trattativa tra Stato e mafia che, nelle aule dei tribunali, non potrà mai essere dimostrata. Scardinandone l'usuale visione al microscopio, Fasanella spalanca gli orizzonti su Cosa Nostra a partire dai suoi legami storici, macroscopici, internazionali oltre che nazionali, e tutti intimamente radicati nella nascita stessa dell'Italia unita. La mafia non sarebbe infatti il risultato fenotipico di una inspiegabile mutazione genetica propria del cromosoma siciliano, ma al contrario, la punta di diamante e il capro espiatorio di uno spietato sistema olistico di interessi politici, economici e militari evoluto negli anni al punto da trasformasi, oggi, nel tessuto connettivo del mondo moderno. 

Il 26 luglio 1859 il massone mazziniano Francesco Crispi veniva inviato dall'Inghilterra in Sicilia per preparare il campo al generale Giuseppe Garibaldi. Nell'isola Crispi entrò in contatto con una mafia ancora agreste e rudimentale ma che, proprio dalla massoneria, stava apprendendo i codici e la solennità della società segreta. Il 6 maggio del 1860 Garibaldi e i suoi mille sbarcarono senza ostacoli nella Sicilia borbonica e proseguirono indisturbati la loro marcia trionfale alla volta di Roma. 

La mafia avrebbe ricevuto le giuste ricompense e nei successivi sessanta anni il suo potere nazionale sarebbe cresciuto al punto che “chiunque nutrisse qualche ambizione di governo a vari livelli, non poteva non scendere a patti con le cosche”. Almeno fino al 20 ottobre 1925, quando Benito Mussolini nominò Cesare Mori prefetto di Palermo, affidandogli poteri straordinari e competenze illimitate per tutta la Sicilia. Il regime di tolleranza zero imposto dal fascismo di fatto abolì la delinquenza, il brigantaggio, la bassa manovalanza, raggiungendo perfino alcune vette con i boss Calogero Vizzini e Genco Russo, ma sfiorò appena la mafia "alta", di cui molti esponenti emigrarono verso gli Stati Uniti per unirsi alle crescenti cosche italoamericane d'oltreoceano. 

Dal 1942, deciso ad entrare in azione in seguito alla disfatta di Pearl Harbor, l'esercito statunitense trovò in Lucky Luciano una solida spalla per la seconda fase del “progetto underworld”: l'operazione Husky, lo sbarco di liberazione (e conquista?) della Sicilia dal nazifascismo del 10 luglio 1943, agevolata proprio dalla mafia locale e dal Movimento Indipendentista Siciliano di Finocchiaro Aprile. Solo due settimane più tardi veniva deposto Benito Mussolini e da quel momento, come afferma Winston Churchill al termine la conferenza di Yalta (circa sei mesi dopo i rampanti accordi di Bretton Woods e in concomitanza con l'Operazione Paperclip), l'unica cosa che sarebbe mancata all'Italia sarebbe stata una “totale libertà politica”. Con il crollo del nazifascismo infatti un nuovo nemico si paventava già all'orizzonte: il comunismo. 

Se per i successivi cinquant'anni in Italia venne impiantata la DC, in Sicilia “un bastione da mantenere ad ogni costo” si seguì il protocollo “Formation of group favoring autonomy of Sicily under direction of Mafia” con il quale l'isola veniva consegnata nelle mani di Vito Guarrasi e Cosa Nostra, cui compito (svolto in modo eccelso e in cambio di una quasi totale impunità politica e giudiziaria), sarebbe stato annichilire con qualsiasi mezzo ogni possibile attecchimento di vocazioni comuniste attraverso l'imposizione di una pax-mafiosa. Negli anni '70/'80, mentre il resto della nazione versava nel sangue della guerriglia fascisti-comunisti e dei ripetuti atti terroristici di Piazza Fontana, Treno Italicus, Stazione di Bologna (oltre che Aldo Moro con il suo fin troppo intraprendente progetto di compromesso storico con il PCI, “il più forte partito comunista del mondo libero”), alcuni misteriosi apparati segreti massonici filo-fascisti di origine angloamericana agivano intanto nell'ombra: la struttura paramilitare Gladio “Stay-Behind” attiva già da anni in tutta Europa, la loggia P2 “una sorta di governo occulto del paese […] lo strumento attraverso il quale inglesi e americani, e i loro rispettivi servizi, selezionavano la classe dirigente più fedele”, il movimento di destra eversiva Ordine Nuovo e il Centro dello Scorpione di Trapani, diventato il principale interesse di Giovanni Falcone proprio nel periodo del suo efferato assassinio. 

La seconda drammatica stagione di stragi, seguita a quella anni '80 dei Mattarella, Pio La Torre, Cassarà e Dalla Chiesa, coincide di fatto proprio con l'approssimarsi della caduta del Muro di Berlino che, segnando il tramonto della minaccia comunista, rappresentava al contempo la fine dell'utilità politica della mafia, e della conseguente impunità imposta dagli americani nel trattato di pace del '47. In risposta al pesante colpo subito dal maxi-processo del 16 dicembre 1987, in uno dei periodi più critici della storia italiana (che si sarebbe concluso con la caduta della Prima Repubblica), Cosa Nostra urlò al mondo la propria volontà di ottenere un posto privilegiato anche nei futuri assetti sociopolitici (la Seconda Repubblica), dichiarando guerra all'intera nazione con una sequela impressionante di brutali attentati: dopo la drammatica carneficina di Giovanni Falcone (23 maggio '92) e Paolo Borsellino (19 luglio '92), un'autobomba con obiettivo Maurizio Costanzo (tessera 1819 della loggia P2) provocò a Roma 22 feriti e un morto (14 maggio '93), seguita da Firenze zona Uffizi con 5 morti e 30 feriti (27 maggio '93), poi Roma pressi Palazzo Chigi – sventata - (2 Giugno '93) fino alle tre esplosioni quasi contemporanee di Milano via Palestro, e Roma basilica di San Giovanni e chiesa di San Giorgio al Velabro. Per lo Stato era tempo di scendere a patti. 
Intanto, nel 1992, la Corte di Cassazione condannava ad otto anni di reclusione Vito Ciancimino, fino a quel momento il principale referente e artefice degli accordi tra politica e Cosa Nostra. Il suo posto veniva prontamente occupato da Marcello Dell'Utri fondatore del nascente partito politico Forza Italia. La direzione di Forza Italia viene consegnata al tesserato P2 numero 625 Silvio Berlusconi, il quale resterà al potere (in modo quasi continuativo se si esclude qualche breve alternanza con Romano Prodi) dal 1994 al 2011. In questo lasso di tempo Cosa Nostra ha drasticamente ridotto la sua scia di sangue. 

Nel ripercorrere questi centocinquantadue anni di storia italiana, Fasanella scrive un libro che traendo spunto dalla trattativa italiota tra Stato e Mafia innesca riflessioni sconfinate anche sui panorami politici internazionali del nuovo millennio, illuminando le trame invisibili di un meccanismo unitario mondiale avviato nel secondo dopo guerra, rilanciato dal crollo del comunismo e verosimilmente in funzione ancora oggi attraverso il PNAC, la Commissione Trilaterale, la globalizzazione, le ingerenze del sistema bancario, le primavere arabe e la guerra al terrorismo. Un libro da leggere con attenzione e sul quale riflettere a lungo. Un libro da portare ai ragazzi nelle scuole da affiancare ai testi di Storia. Un libro di cui ogni siciliano dotato di senso civico dovrebbe tenere una copia in casa. 

Chiarelettere si conferma casa editrice di sagacia e spessore.


 
 
Commenti (1)
scritto da Aurelia67 il 12-09-2013 10:08:58
 
Effettivamente sembrerebbe proprio un libro interessante poi con queste brutte giornate non resta altro che chiudersi in casa a leggere,lo andrò a comprare prestissimo,grazie per la segnalazione!!
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