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Alcool e Movida, la miscela micidiale che soffoca Campo de' Fiori

Rumore di cocci di bottiglie infrante, scazzottate e corse al pronto soccorso

di Fabio Belli
Voci dalla capitale | Peccato che beve. Se a Roma dici "Movida", ormai da tempo non viene più in mente il classico "struscio", allegro e un po' caciarone che, dalle Ramblas spagnole alla Prospettiva Nevski di San Pietroburgo, in fondo accomuna i giovani di tutta Europa. 

A Roma la parola Movida, in un'associazione d'idee prettamente pavloviana, fa venire in mente troppo spesso automobili della polizia a sirene spiegate, rumore di cocci di bottiglie infrante, scazzottate e corse al pronto soccorso. Il tutto non esattamente in quest'ordine, ma sicuramente collegato da una forma di relazione causale. Perchè nonostante le restrizioni alla vendita, sembra ormai evidente che l'abuso di sostanze alcoliche abbia un ruolo centrale nella degenerazione della vita notturna capitolina, così come il fatto che piazza Campo de' Fiori sia diventata l'arena di queste spiacevolissime situazioni. 

I cittadini, soprattutto i residenti del centro, si stanno mobilitando per dire basta alle notti senza regole che ormai seminano il caos nella Capitale, tanto da far considerare il traffico nelle ore di luce come un'alternativa gradita. Mancano i controlli, anche se persino una pattuglia di Vigili Urbani è stata recentemente aggredita da giovani in preda ad una sbronza. Ma manca soprattutto il senso civico, da parte dei giovani romani ma anche e soprattutto da parte degli stranieri che, in barba alle restrizioni, la bottiglia se la portano a spasso per tutta Roma, per poi frantumarla in mille pezzi a Campo de' Fiori o nei dintorni, spesso e volentieri purtroppo dopo un tutt'altro che casuale "rimbalzo" sulla testa di qualche malcapitato. 

Questo è un particolare che dovrebbe far riflettere, visto che è diventato ormai un luogo comune parlare di una Roma abbandonata al degrado da parte dei suoi stessi abitanti, quando poi in realtà i turisti che ne decantano le lodi sono i primi a comportarsi come mai farebbero nelle loro civilissime città. E d'altronde l'abitudine ad alzare il gomito è stata spesso correlata anche a livello internazionale a fenomeni di disordine di massa, come quello degli hooligans o della caccia al migrante (problema questo spesso legato più alle periferie). Non c'è una ricetta facile per la risoluzione del problema, di questo ce ne si può rendere conto facilmente: quello che non deve passare però è un messaggio di impunità per chi considerà paradossalmente il centro storico più bello del mondo come un luogo dove ogni bestialità è concessa, specie dopo aver fatto il "pieno" di bevande alcoliche. Altrimenti mattina dopo mattina continueremo a leggere di Campo de' Fiori e a pensare più a Fight Club che alla statua di Giordano Bruno.
 
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