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Derby di Coppa Italia: festa di sport e nessun incidente

Sesto trionfo per la Lazio, niente stella d'argento per la Roma, fuori anche dall'Europa

di Fabio Belli
Voci dalla capitale | E' stato un evento unico nella storia sportiva della Capitale, caricato forse di significati eccessivi alla vigilia per coprire la stagione mediocre di Lazio e Roma in campionato, ma va sottolineato come le due tifoserie abbiano risposto al massimo della maturità, ed i tanto temuti incidenti non si sono verificati. 

La finalissima di Coppa Italia allo Stadio Olimpico è stata una vera festa di sport: una cornice di pubblico straordinaria, con i laziali assiepati in Curva Nord e Tribuna Tevere ed i romanisti in Curva Sud e Tribuna Monte Mario, divisi da un fitto cordone di steward e sorvegliati da oltre duemila agenti delle forze dell'ordine
Tifoserie unite anche nei fischi, goliardici e che hanno strappato molti sorrisi, alla popstar coreana Psy, presentatasi all'Olimpico per cantare i suoi tormentoni radiofonici. Ma non c'è Gagnam Style che tenga di fronte alla prospettiva di conquistare l'onore di Roma: e così mentre Malika Ayane ha iniziato ad intonare l'inno d'Italia, è partito lo spettacolo delle due tifoserie nelle curve. Particolarmente impressionante quello della Lazio, la solita coreografia mozzafiato a ricordo dei padri fondatori della squadra e della città, con l'aquila imperiale a mo' di reliquia. Più dimessa la Sud, ormai da anni chiamatasi fuori dalla battaglia delle coreografie. 


La partita in sé non è stato uno spettacolo esaltante come quello del pubblico: giocatori nervosissimi in campo, consapevoli della posta in palio. Due opportunità per Klose, una per Bradley e Destro, ma il risultato non si sblocca. E nella ripresa il copione sembra ripetersi ed i supplementari diventano un epilogo plausibile, anche perché la Lazio, che meglio aveva tenuto il campo nei primi 45', con l'infortunio di Ledesma perde compattezza a centrocampo. 
La Roma però non ne approfitta, Andreazzoli ritarda i cambi tenendo Pjanic ed Osvaldo in panchina, e viene punito al 71': con la difesa giallorossa schierata, l'inesauribile Candreva trova il fondo e piazza un cross velenoso che Lobont smanaccia proprio sui piedi dell'accorrente Lulic. Marquinhos in ripiegamento è preso in controtempo e non può opporsi alla conclusione dell'esterno bosniaco. L'esultanza laziale è sfrenata, ma si attende la reazione romanista con Andreazzoli che si decide a giocare la carta Osvaldo. 

Subito un brivido con una punizione di Totti (con De Rossi in ombra, come molto spesso accade nei derby) sorpreso Marchetti, che riesce all'ultimo momento a deviare sulla traversa quella che sarebbe stata la palla del pari. 
Poi niente più, con la Roma che delude anche sul piano della reazione ed è Mauri nel finale a mancare il 2-0. Poco importa per il pubblico di fede laziale, che può festeggiare la sesta Coppa Italia della sua storia, alzata proprio dal suo capitano, Stefano Mauri, che proprio un anno fa di questi tempi subiva l'onta dell'arresto per lo scandalo scommesse. Una soddisfazione enorme di fronte ai rivali di sempre, e la festa biancoceleste è durata tutta la notte, con i tifosi che sono rimasti a lungo dopo la partita all'interno dello stadio assieme ai calciatori, per poi trasferirsi in centro, tra piazza del Popolo, piazza della Libertà, dove la Lazio è stata fondata, e ponte Milvio, dove hanno di nuovo accolto i protagonisti del trionfo che hanno sfilato su un pullman scoperto. 

Il successo in Coppa Italia proietta la Lazio in Europa, con l'accesso diretto alla fase a gironi dell'Europa League, la Roma resta fuori per il secondo anno consecutivo, il terzo se si considera il ko ai preliminari del 2011 contro lo Slovan Bratislava. Il fatto che il derby in finale sia stato alla fine una festa autentica, senza essere macchiata da nessun incidente, resta comunque un motivo di vanto per l'intera città, che va oltre la fede calcisticia.
 
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