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Mondiali di Nuoto Roma 2009, tutti assolti per i presunti reati paesaggistici

Gli imputati erano stati chiamati a rispondere di costruzione al di fuori dei vincoli ambientali

di Fabio Belli
Voci dalla capitale | Nel 2009 i Mondiali di Nuoto svoltisi a Roma avevano attirato gran parte dell'attenzione mediatica sportiva sulla Capitale. Prima ancora dell'inizio dello svolgimento delle gare, però, era scoppiata la polemica riguardo l'organizzazione dell'evento, che vedeva protagonisti nomi di spicco dello sport e della politica italiana. Nomi che erano stati travolti dalle accuse che riguardavano principalmente la costruzione, al di fuori dei vincoli urbanistici ed ambientali, delle strutture che avrebbero dovuto ospitare le gare dei Mondiali. 
Dal Salaria Sport Village fino alle piscine costruite ad Ostia, le accuse si erano come detto moltiplicate, ed avevano coinvolto nomi come l'ex presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici, Angelo Balducci e l'ex commissario designato della rassegna iridata, Claudio Rinaldi. Assieme a loro, altre diciassette persone erano finite sotto processo, accusate secondo il pubblico ministero di aver compiuto abusi edilizi in violazione anche dei vincoli paesaggistici compiuti in circoli privati per la realizzazione di piscine in vista dell'evento. 

Era stato soprattutto il Salaria Sport Village a finire sotto l'occhio del ciclone; costruito nella zona nella quale sorgeva ai tempi il centro sportivo Banco di Roma, ed edificato in una zona, secondo i controlli svolti, a rischio esondazione. Accuse che il giudice Marina Finiti, che era stata chiamata ad esprimersi sul caso, ha smontato assolvendo tutti gli imputati per l'insussitenza dei fatti ascrittigli. 
Il pubblico ministero Colaiocco aveva richiesto condanne piuttosto dure nella sua requisitoria, in particolare chiedendo nove mesi di reclusione per Rinaldi e sei per Balducci. Secondo il giudice invece l'ampliamento delle vecchie strutture e la costruzione delle nuove non è avvenuto al di fuori dei vincoli di legge, sollevando dalle accuse anche tutti i responsabili dei circoli sportivi che erano stati coinvolti nell'inchiesta, alcuni anche di primo piano nella vita della città come Circolo Tevere Remo e il Flaminio Sporting Club. 
Una sentenza assolutoria in blocco che è stata commentata con grande preoccupazione dalle associazioni ambientaliste che operano a Roma, che hanno sottolineato come il danno ecologico conseguente all'edificazione delle nuove strutture sia stato certificato al di là di qualunque possibile sentenza, e che un colpo di spugna a quanto accaduto potrebbe creare un precedente dannosissimo e dare il via ad un vero e proprio far west dell'urbanistica a Roma.
 
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