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Olimpiadi a Roma nel 2024: non c'è due senza tre?

Candidatura ponderata? O si rischia di andare incontro all'ennesimo flop stile 2004 e 2020?

di Fabio Belli
Voci dalla capitale | Le Olimpiadi a Roma sono una suggestione spesso rievocata, soprattutto da cittadini ed istituzioni memori dell'edizione del 1960, particolarmente riuscita. Ma i tempi sono cambiati, e le carenze organizzative e nelle infrastrutture negli ultimi anni sono costate particolarmente care all'Italia, in tema di organizzazione di grandi eventi. 

Nel 1997 per l'edizione del 2004 la Capitale arrivò a giocarsela sul filo di lana con Atene, che fu poi preferita nella votazione finale. 
Per il 2020, alla vigilia della presentazione della candidatura, arrivò lo stop dell'allora presidente del consiglio Mario Monti, che in un momento in cui venivano chiesti agli italiani particolari sacrifici per la crisi, non ritenne opportuno avallare l'organizzazione di un evento tanto importante e dispendioso. 

I Giochi Olimpici del 2020 sono stati poi assegnati a Tokyo in questi giorni, il che significa, considerando l'edizione a Rio de Janeiro del 2016, che nel 2024 le Olimpiadi torneranno in Europa, per la regola dell'alternanza dei continenti, dodici anni dopo Londra 2012. E l'Italia ed in particolare Roma sembra intenzionata a riprovarci, per riportare sul proprio territorio i Giochi dopo sessantaquattro anni. 
Il Sindaco Marino ed il Presidente del CONI Malagò hanno già dato il loro benestare alla candidatura, ed anche il Governo sembra persuaso ad avviare l'iter necessario, che dovrebbe comunque non concludersi prima del giugno dell'anno prossimo. Una storia che ha però il sapore del già vissuto, visto che i problemi che accompagnerebbero una candidatura italiana, e romana in particolare, sono sempre gli stessi. Innanzitutto, bisognerà trovare unità di intenti, visto che come già accaduto per la possibile candidatura per il 2020, anche Milano e Venezia hanno avanzato la loro proposta di organizzare le Olimpiadi. Se il Sindaco del capoluogo lombardo, Pisapia, ha comunque specificato di non voler iniziare un duello all'ultimo sangue con Roma, più polemico è stato il Governatore del Veneto Zaia, che ha definito nella sostanza Roma un cavallo perdente in partenza, aprendo invece alla possibilità di una candidatura congiunta Venezia - Milano. 
In più, Roma sta vivendo un momento difficile a livello di infrastrutture, col problema della metro C, i cui lavori di realizzazione sono partiti dieci anni fa e sono ben lontani dal loro compimento, che potrebbe influire negativamente sulla scelta. 
Inoltre, la crisi economica che aveva fatto compiere un passo indietro per il 2020 è tutt'altro che terminata, ed il Comune di Roma si trova ad affrontare problemi cronici di bilancio e carenze in tema si sicurezza e sanità, solo per citare le più importanti. Viene spontaneo da pensare se l'avanzamento della candidatura sia stato ponderato, o se si rischia di andare incontro all'ennesimo flop stile 2004 o 2020: per la serie, non c'è due senza tre... 
 
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