seguici su
 facebook
 twitter
     Feed rss
Meteo
Contatti      Pubblicità      Redazione
Sei in: BuonGiornoSicilia » Rubriche » Voci dalla capitale » Roger Waters all'Olimpico: a 35 anni di distanza la potenza di 'The ...
OkNotizie
 0 commenti  |  
A+ A-
 

Roger Waters all'Olimpico: a 35 anni di distanza la potenza di 'The Wall' è ancora intatta

Tutto esaurito e pubblico sbalordito dalla quantità di effetti speciali proposti

di Fabio Belli
Voci dalla capitale | Quando nel 1977, nell'ultima data del tour di "Animals" in Canada, Roger Waters sputa addosso a un fans troppo rumoroso e molesto, si trova nel momento di sua massima crisi artistica e personale, una crisi che rischia di risucchiare anche i Pink Floyd e la loro parabola ascendente di astri del rock, che ha segnato indissolubilmente gli anni 70. 

Nessuno sa ancora che quell'episodio, in pieno stile tormento & estasi, sarà la miccia che farà esplodere il capolavoro di una vita del poliedrico musicista britannico. Dal senso di alienazione e distanza dell'artista verso il pubblico, ed in generale dell'individuo verso gli altri esseri umani, nascerà l'idea di "The Wall", uno dei più riusciti concept album di tutti i tempi. Domenica sera Roger Waters ha riportato, più dinamico ed eccessivo che mai, lo spettacolo che dal 1990 ha radunato milioni di spettatori in tutto il mondo, allo Stadio Olimpico di Roma, seconda ed ultima data italiana del tour 2013 di "The Wall" dopo il passaggio all'Euganeo di Padova. 

Tutto esaurito e pubblico sbalordito dalla quantità di effetti speciali proposti, a partire dall'incredibile prima mezz'ora. La potentissima introduzione di "In the Flesh?" è segnata da fuochi d'artificio ed un aereo che si schianta dietro il gigantesco muro di 150 metri, che verrà utilizzato per tutto il concerto come il più grande maxischermo della storia del rock. L'assenza del padre, primo mattone di quel muro che separa Pink, il protagonista della storia, dal resto del mondo, viene rievocata in "The Thin Ice", quindi il crescendo di "The Happiest Days of Our Lives" fa come al solito da introduzione ad "Another Brick in The Wall" part 2, la più conosciuta, con il coro di bambini che se la prende col gigantesco maestro gonfiabile che sbuca dal nulla sul palco. 
"Madre, doveva per forza essere così alto?" L'iperprotettività della madre, altra figura centrale, emerge e quasi commuove in "Mother", mentre scorrono scritte che rassicurano e inquietano allo stesso tempo. Nel frattempo il muro cresce di pari passo con il successo di Pink, in "Goodbye Blue Sky" il bombardamento della società capitalistica diventa massacrante, ma con Young Lust e Don't Leave Me Now, l'amore va e viene, e con il senso d'abbandono la prima parte dello spettacolo può chiudersi: "The Last Few Bricks", il muro è completo, ed il saluto di "Goodbye Cruel World" sembra definitivo. 

Roger Waters ruggisce ancora, con l'età la sua rabbia non è diminuita, e la dedica del concerto è per tutte le vittime del terrorismo di stato, ed in particolare per Jean Charles de Menezes, ucciso dalla polizia britannica. 

La seconda parte si apre con il potente grido di "Hey You" da dietro il muro, mentre qualche mattone comincia a cadere, qualcosa fa capolino in “Is there anybody out there?". Un segnale di solitudine verso "Nobody Home", il ritorno dell'assenza della figura del padre, ed il messaggio, potente, proiettato sul muro: "Ogni pistola costruita, ogni guerra iniziata, ogni missile lanciato, alla fine è un furto dalle tasche di chi è affamato e non ha da mangiare, di chi ha freddo e non può ripararsi". "Comfortably numb" è alla fine l'episodio musicale più riuscito dello show, la parte in cui le visioni di Pink lasciano spazio al suono, ma la paranoia e le influenze esterne possono essere solo sedate artificialmente dal dottore del dialogo della canzone, e riemergono prepotenti. Non per niente con "In the Flesh" si torna all'inizio, con un maiale nero, simbolo dell'arroganza del potere, che sorvola le teste dell'Olimpico; e quando il pubblico si scatena con "Run Like Hell", Roger Waters avverte tutti: "C'è qualche paranoico allo stadio stasera?". Un crescendo che arriva al processo di "The trial", e al grido finale: "Tear down the wall!" e il muro crolla di fronte a un pubblico quasi disorientato dalla potenza combinata di musica ed effetti visivi. Il maiale cala sulla folla e viene saccheggiato, mentre il saluto finale di "Outside the Wall" viene tributato da un applauso lunghissimo. Potrebbe essere stata l'ultima rappresentazione di "The Wall" in Italia, ma la potenza vocale e la forma fisica di Roger Waters suggeriscono: mai dire mai. Anche perché i temi di questo maestoso concept album sono ancora, più che mai, attuali.
 
Commenti (0)
Scrivi un Commento
 
 
voglio ricevere una notifica via e-mail sui nuovi
commenti
 
Articoli Correlati (0)

Le Nostre Rubriche

 
 
Save the Children Italia Onlus
 
 
 
 
 
 
Save the Children Italia Onlus