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Roma saluta il suo nuovo Vescovo: Papa Francesco

Il pontefice arriva da lontano ed è chiamato a riavvicinare la Chiesa alla gente

di Fabio Belli
Voci dalla capitale | In Conclave chi entra nelle vesti di Papa esce sempre da Cardinale: anche questa volta la più immutabile legge non scritta dell'elezione del capo della Chiesa Cattolica si è verificata. 

Si era parlato per giorni dei possibili successori di Benedetto XVI, dal grande favorito Angelo Scola ai Cardinali americani, e non si era neppure sottovalutata la possibilità di un Pontefice latino americano. Era stato però fatto il nome di Odilio Scherer, brasiliano. 
Nessuno aveva pensato che colui che aveva conteso il titolo di Vescovo di Roma a Joseph Ratzinger nel precedente Conclave del 2005, potesse essere il nome forte sul quale i porporati sono riusciti a convenire in blocco in meno di ventiquattro ore. 
E così, alle 19.06 del 13 marzo 2013, è arrivata l'attesissima fumata bianca, in una piazza San Pietro gremita nonostante il tempo inclemente: il duecentosessantaseiesimo Papa è Jorge Mario Bergoglio, argentino, primo Pontefice non europeo, primo Papa a scegliere il nome di Francesco, un gesto già interpretato come di grande apertura verso le masse, che rischiano di allontanarsi sempre di più dalla Chiesa. 
"Mi hanno preso quasi dalla fine del mondo", sono state le prime parole di Papa Francesco, che immediatamente ha fornito un'impressione di grande semplicità, nonostante l'emozione del momento che traspariva dal suo volto. 76 anni, Bergoglio è un personaggio non del tutto inquadrabile in schemi predefiniti all'interno della Chiesa: non a caso c'è chi lo definisce un progressista, chi invece un conservatore

La verità è che sui temi etici e sociali, il Vescovo di Buenos Aires ha sempre deciso secondo coscienza, mettendo però sopra di tutto sempre l'amore e l'impegno verso i più poveri e i più bisognosi, un pensiero costante che come detto si riflette anche nella scelta del nome Francesco, mai operata da nessun Papa in oltre duemila anni. 
In molti sperano che Bergoglio possa essere un Papa riformatore, in un momento in cui la Chiesa, travolta da scandali di vario tipo, ha bisogno di riavvicinarsi alla società civile in primis attraverso le opere della sua guida; altri osservatori temono invece che l'età avanzata ed alcune idee più legate alla tradizione ecclesiastica più conservatrice ne facciano un Papa di transizione, non ancora capace di fornire quella spinta necessaria alla Chiesa in un momento di profonde trasformazioni sociali. 

Quello che è certo, è che le prime impressioni su Bergoglio sono state quasi unanimemente positive: come primo atto ufficiale del suo pontificato, nella mattinata di giovedì Papa Francesco si è recato di buon'ora a pregare nella Basilica di Santa Maria Maggiore, porgendo un invito alla misericordia verso le anime. Un primo gesto non a caso di distensione e comprensione, per un Papa che dovrà essere un punto di riferimento verso la gente disorientata dai tempi e dai "nodi" che hanno coinvolto la Chiesa. Scandali che hanno indebolito le stanze più "romane" del potere Vaticano, tanto che alla paventata possibile scelta di un Papa italiano, si è deciso per un Pontefice dell'altra parte del mondo: una scelta simbolica, oltre che pratica, per una Chiesa più che mai bisognosa di voltare pagina.
 
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