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Verdone vs Allen: il racconto di una Roma che non c'è più

Capitale al centro di una polemica tra registi

di Redazione
Voci dalla capitale | Nelle ultime settimane, la Capitale è stata al centro di una polemica tra registi, o meglio, di una contrapposizione su come la Città Eterna possa essere stata verosimilmente o meno dipinta. 
Da una parte Woody Allen, che con il suo "To Rome with Love" ha proposto un affresco quasi caricaturale che, da newyorker purosange e commediante per eccellenza, può anche essere accettato nei crismi del "fumettone" cinematografico. Dall'altro, un personaggio che a Roma è nato, vissuto e cresciuto come Carlo Verdone, che ha dato voce a chi questa rappresentazione di una Roma a tinte pastello, un po' incantevole e un po' "rincitrullita", proprio non è andata giù. "Si tratta di un brutto film, di uno che non ha capito niente di Roma. Una pellicola da cartolina dei tabaccai... Quando l'abbiamo visto, ridevamo per non piangere. 

La Roma che ha raccontato Allen non esiste." Questo è stato il giudizio "tranchant" di Verdone sulla pellicola del collega d'oltreoceano, uno sfogo che gli ha permesso di trovare anche spunti dialettici per la sua amarezza riguardo la città della quale è stato uno dei rappresentati più efficaci in molti suoi film. 
Trasferitosi momentaneamente a Torino per una rappresentazione teatrale di "Cenerentola", Verdone sembra essere rimasto a dir poco atterrito tra le differenze di qualità di vita tra la Capitale ed il Nord: "Non odio Roma, ci mancherebbe, - ha spiegato il regista - ma oggi purtroppo non offre più stimoli creativi, e lo dico con la morte nel cuore, perché è la città che più amo. 

Torino ha i suoi negozietti, i parcheggi sotterranei, una sana voglia di crescere. A Roma ormai è tutto caotico, degradato, non succede nulla. Con la politica che si occupa troppo di cultura, col risultato di farla sparire". Ma il romano residente, che la vita della città la respira ogni giorno minuto per minuto, a chi deve credere, preso nel mezzo di due rappresentazioni così diverse? Il problema è che Roma è diventata al giorno d'oggi l'insalata in mezzo al sandwich descritto dai due registi: da una parte l'affresco del centro, le smanie da dolce vita, il sogno dei tramonti all'ombra del Colosseo. 

Dall'altra, i disagi delle periferie, i disservizi continui, la metro (anche la nuovissima linea B1!) ed i mezzi pubblici malfunzionanti o mai-funzionanti, il caos dispersivo che rende spaesati. E una volta tanto, allora, si può dire che la verità non sta nel mezzo, ma proprio nei due estremi di una città al tempo stesso affascinante e sfibrante nelle sue contraddizioni. E non ce ne vogliano i due registi se il romano medio pensa che i loro elogi o lamenti siano niente di più che una scoperta dell'acqua calda: d'altronde le fughe a New York, o almeno a Torino, non sono di questi tempi nelle possibilità di tutti.
 
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